San Severino M., Fulvio Fulvi ricorda la riapertura del Feronia
L’anniversario in questi giorni della riapertura nel 1985 del Teatro Feronia di San Severino Marche, ha suscitato in città le memorie di molti che hanno vissuto quel periodo e l’emozione di potervi entrare dopo lunghi lavori di restauro.
Tra i protagonisti del tempo c’è Fulvio Fulvi, giornalista e scrittore, con una importante carriera iniziata a Il Messaggero di Macerata, proseguita all’Avvenire e numerosi altri periodici, pubblicando anche saggi (in particolare di cinema), che lo ha portato a Milano, dove tuttora vive.
Ma alla sua città è sempre molto legato. A San Severino Marche venne eletto consigliere comunale a 22 anni (all’epoca uno dei più giovani d’Italia) e divenne assessore a 27 anni, dopo essere stato capogruppo della Dc. Il suo impegno politico-amministrativo coincise 40 anni fa con la riapertura del Teatro Feronia.
“Ricordo soprattutto l’emozione – racconta Fulvio Fulvi – di vedere finalmente la bellezza rilucente di quel piccolo tempio ottocentesco nel cuore di San Severino, nella splendida piazza e accanto al negozio dei miei zii, il primo in città a vendere televisori, alla fine degli anni 50. Al Feronia c’ero entrato per la prima volta, da consigliere comunale, quando era ancora un cantiere, nel 1980-85. Era chiuso da anni. Sui balconcini dei palchi c’erano ancora le bozze lasciate dalle caramelle lanciate dal loggione durante le feste da ballo. Il Feronia nel primo dopoguerra era stato ridotto a una balera dove il circolo cittadino organizzava le serate danzanti a Capodanno e Carnevale. Ma dopo anni di accurati restauri rinacque più splendente di prima”.
“Il Comune – continua Fulvio Fulvi – cominciò a organizzarci stagioni di prosa e spettacoli di livello quando io ero assessore, in solido con l’assessore agli spettacoli, Andrea Sgolacchia, esponente degli alleati socialisti della giunta superdemocristiana guidata da Vissani. Non si concedevano permessi all’uso privato, era il luogo privilegiato delle iniziative culturali promossa dalle pubbliche istituzioni. Come il Premio Salimbeni. Ricordo poi i primi spettacoli che organizzammo: le compagnie Giordana- Zanetti e Tieri-Lojodice, gli incontri con gli attori nella saletta al primo piano del teatro. Giorgio Gaber, che vidi da un palco del proscenio e Salvo Randone in Pensaci Giacomino, un gigante… era già malato, recitò sempre seduto su una sedia ma ancora ne rammento la naturalezza con la quale interpretava quel personaggio pirandelliano. Ricordo Branciaroli che mi raccontò del suo amore per il teatro. E Mario Luzi, che venne a fare una conferenza, con quel suo sguardo magnetico”.
Maurizio Verdenelli
(11)